Trattamenti galvanici su acciaio inox

Trattamenti galvanici su acciaio inox  

Trattamenti galvanici su tutti i metalli

Trattamenti galvanici su tutti i metalli  

cromatura, cromatura alluminio, cromatura Esterni, Cromatura Grandi dimensioni, cromatura inox, cromatura nera, cromatura rame, Cromatura zama

Trattamenti galvanici - cromatura su alluminio  

Trattamenti galvanici - doratura su metalli

Trattamenti galvanici - doratura su metalli  

cromatura, cromatura anticorrosione, cromatura alluminio, cromatura Esterni, Cromatura Grandi dimensioni, cromatura inox, cromatura nera, cromatura rame, Cromatura zama Cromatura per esterni ad alta resistenza alla corrosione  
Trattamenti galvanici su acciaio inox Trattamenti galvanici su tutti i metalli cromatura, cromatura alluminio, cromatura Esterni, Cromatura Grandi dimensioni, cromatura inox, cromatura nera, cromatura rame, Cromatura zama Trattamenti galvanici - doratura su metalli cromatura, cromatura anticorrosione, cromatura alluminio, cromatura Esterni, Cromatura Grandi dimensioni, cromatura inox, cromatura nera, cromatura rame, Cromatura zama

Cromatura

Cromatura, Cromatura alluminio, cromatura Esterni, Cromatura Grandi dimensioni, cromatura inox, cromatura nera, cromatura rame, Cromatura zamaLa cromatura è senza dubbio, fra tutte le più utilizzate in galvanica la lavorazione che ha subito meno variazioni da quando, verso il 1920, è entrato nella pratica industriale. Non mancano tuttavia le formule escogitate da numerosi ricercatori al fine di migliorare le condizioni di funzionamento, o di modificare la struttura del deposito di cromo. Il bagno-tipo di cromatura, essendo troppo semplice per essere commercializzato, ciascuno volle avere un suo «bagno speciale».
Si aggiunsero, perciò, all’acido cromico i prodotti più diversi; cosicché si ebbero delle formule contenenti: solfato di cromo acido borico, o borati – acido acetico – acido fluoridrico fluoruro, di cromo fluoruro di sodio – acetato di sodio – bisolfato di sodio sali metallici diversi di ferro, rame, cobalto, nichelio, alluminio, magnesio, cadmio, zinco mercurio, ecc.; senza contare numerosi altri prodotti ossidanti, colloidali, o altri quali permanganato di potassio, acqua ossigenata, pepsina, peptone…
Tralasciamo, poiché quasi tutti i corpi, o prodotti chimici sono stati sperimentati, gli uni per migliorare il potere di penetrazione, gli altri per aumentare il rendimento, o la lucentezza.
Ma poiché noi vogliamo restare qui nel campo pratico della cromatura, e poiché questi diversi additivi non hanno dato, in realtà, risultati veramente tangibili, oggi fa legge nella quasi totalità delle officine del mondo intero, quello composto d’anidride cromica, o diremo più semplicemente «d’acido cromico» con l’aggiunta di 1% in peso d’acido solforico puro a 66 °B.
La concentrazione in acido cromico può variare entro larghi limiti, da 250 a 400 grammi-litro, circa, ed in corrispondenza l’aggiunta di acido solforico varierà rispettivamente da 2,5 a 4 grammi-litro. Ma tenendo conto delle qualità spesso assai variabili dell’acido cromico del commercio, noi consigliamo di ridurre la dose sopra indicata di acido solforico, sia al momento della formazione d’un bagno nuovo, sia quando si aggiungono quantità importanti di acido cromico in un bagno già funzionante, e ciò per tenere conto della possibile presenza di un eccesso di solfati nell’acido cromico adoperato.

Quando si prepara un bagno di cromatura nuovo, si devono prendere alcune precauzioni: l’acido cromico può essere disciolto alla concentrazione di 30 Kg. circa per 100 litri «acqua scaldata verso 5 °C., sia nella stessa vasca di cromatura, sia in recipienti di ferro nudo (ben decappato) e quando la quantità totale sarà disciolta, si aggiungerà l’1% di acido solforico (preferibilmente qualità pura da laboratorio).
Si rimescolerà lungamente la massa del bagno, perché la miscela di acidi cromico-solforico sia ben uniforme; il che è necessario, in considerazione della piccola percentuale di quest’ultimo acido rispetto al primo.
Questa operazione di dissolvimento è troppo spesso trascurata. Ci si accontenta di “tagliare” il liquido, con che non si può ottenere la miscela intima ed uniforme dei due elementi; l’acido solforico può non produrre il suo effetto. Di qui la possibilità di errori, il più grave dei quali potrebbe essere una nuova aggiunta di acido solforico, e la conseguente apparizione dei difetti caratteristici di questo eccesso; e ciò semplicemente perché il bagno non era stato rimescolato bene all’inizio.
Questa osservazione si riferisce tanto alla prima formazione di un bagno di cromatura  nuovo quanto alle successive alimentazioni; e per queste ultime si deve segnalare che l’aggiunta di acido cromico non deve essere necessariamente accompagnata da quella di acido, solforico nel rapporto di 1%.

Sarà anche utile trattare un numero piuttosto notevole di oggetti dopo l’aggiunta di acido cromico, e soltanto all’apparizione dei difetti classici rilevanti l’eccesso, o l’insufficienza d’acido solforico, si farà il ritocco giudicato necessario.
Noi dovremo d’altronde riprendere questo argomento allorché arriveremo ai difetti della cromatura . Per una marcia regolare del bagno che dia il minimo di rischi, il rapporto di 1% fra S04/CrO3 deve essere mantenuto; e se l’esame del deposito, o le condizioni di lavoro del bagno non danno dei segni abbastanza netti per apprezzare che questo rapporto è giusto, occorrerà ricorrere all’analisi per avere una indicazione esatta.
In presenza di un forte eccesso, di cromato ci si potrà discostare dal rapporto normale, forzando leggermente la dose di acido solforico; e ciò fino a che non si sarà proceduto alla eliminazione dei cromati. Questa è tuttavia una pratica da evitare per quanto possibile; poiché dopo questa eliminazione l’eccesso di acido si farà sentire, con le sue conseguenze; e si sarà allora costretti, o a trattare il bagno alla barite, o ad aumentare la concentrazione di acido cromico.